GRAZIE RAGAZZI !
Rientrare da un soggiorno all'estero con una grande gioia nel cuore e affatto stanchi, forse, succede raramente. Però, proprio questo è accaduto a noi partecipanti del viaggio in Belgio, voluto dall'Associazione "Ex-Emigranti Minatori" di Taviano per poter accompagnare i diciotto alunni salentini vincitori del Concorso "Marcinelle: una pagina di storia da non dimenticare", bandito lo scorso anno scolastico. Prima di partire eravamo a conoscenza dell'itinerario particolarmente interessante. La felicità di poter visitare città come Bruxelles e il Parlamento Europeo, Mons, Bruges, Liegi, Waterloo, Charleroi era visibile nei nostri occhi quando ne parlavamo.
Potevamo soltanto immaginare quali emozioni avremmo provato nel vedere le miniere, i luoghi della memoria, per cnoscere i quali i ragazzi avevano studiato e prodotto dei lavori così interessanti da essere premiati anche con un viaggio. Ciò che non potevamo mai immaginare, però, è che saremmo stati accolti da Autorità quali il Console d'Italia, il Borgomastro di Charleroi, il Direttore del Museo di Marcinelle, da Presidenti di Associazioni, da ex minatori e italiani residenti in Belgio con un entusiasmo, una cordialità, un affetto indescrivibili e indimenticabili. La disponibilità della professoressa Rosa Russo, del signor Franco D'Amico e moglie, originari di Casarano, dall'Assessore al Comune di Charleroi, Nello Celan, del segretario del Borgomastro, Franco Gizzi, è stata a dir poco encomiabile. Il cuore dei nostri emigrati o dei loro figli, ormai perfettamente integrati nella realtà belga, si è mostrato grande. L'amore per la Patria si è manifestato anche attraverso l'aiuto che ci hanno fornito. Organizzare questo viaggio non è stato facile e senza il loro impegno il nostro sogno non si sarebbe mai realizzato! Durante il soggiorno, i momenti di gioia, di allegria, di spensieratezza e, perchè no, di orgoglio nazionale si sono alternati ai momenti di riflessione, di tristezza, di mestizia, di dolore profondo e...di preghiera, grazie al nostro sacerdote, don Albino De Marco, che gentilmente ha accettato l'invito ad essere l'accompagnatore ecclesiastico del gruppo. Forse, un giorno, qualcuno di noi potrà dimenticare qualche momento di felicità o i paesaggi svizzeri, i colori scuri delle case belghe, il verde intenso dei boschi francesi, la cucina così differente dalla nostra, tutti, però, non dimenticheremo mai l'angoscia, lo strazio, le fortissime e meste emozioni provate nella miniera di Blegny. A soli 60 metri di profondità, abbiamo potuto constatare come si svolgeva il massacrante lavoro nelle viscere della terra e capire l'enorme sacrificio dei minatori.
Abbiamo provato profondo dolore ed emozioni forti anche al Bois du Cazier a Marcinelle, oggi museo, dove tutto ricorda il tragico giorno del disatro: l'8 agosto 1956. L'incidente si verificò alle otto e dieci del mattino. A 975 metri di profondità, in seguito ad un malinteso, un carrello mal sistemato fuoriuscì da uno dei compartimenti e, nel risalire, tranciò i fili della corrente elettrica e la condotta dell'olio. Le scintille innescarono il fuoco che si propagò velocemente a causa delle impalcature in legno delle gallerie, mentre veniva involontariamente alimentato dai ventilatori che immettevano aria nei pozzi e ne aspiravano il gas. Qualche minuto dopo, sei operai del livello 1035 metri riuscirono a risalire in superficie e a dare l'allarme, accompagnati da fumate dense e nere che annunciavano il dramma che si stava compiendo.
Successivamente, malgrado autentici atti di coraggio ed una mobilitazione generale, solo sei uomini furono estratti vivi. Morirono, in quell'inferno, 262 minatori, di cui 136 italiani. Fra costoro 16 erano salentini, uno dei quali, Perdicchia Cesario Luigi, riposa nel nostro cimitero.
"Questo viaggio non lo dimenticherò mai, mi ha fatto crescere stando lontana da casa", ha scritto nella sua relazione Margherita Tarantini, alunna dodicenne di Salice Salentino, vincitrice anch'essa del concorso.
Questo era l'biettivo che volevamo raggiungere e, forse, ci siamo riusciti. Il nostro più grande grazie va, dunque, ai ragazzi che con il loro impegno e la loro capacità hanno permesso anche a noi adulti di arricchirci culturalmente e umanamente.
Mirella Caputo