Il Crocifisso simbolo d'amore
I crocifissi dalle aule delle nostre scuole potrebbero scomparire. Questa la prospettiva a seguito di una sentenza del tribunale dell'Aquila che, accogliendo il ricorso presentato dal presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, ha condannato un istituto, nella persona del dirigente scolastico, a rimuovere il crocifisso esposto nelle aule della scuola materna ed elementare di Ofena, piccolo centro sull'Appennino abruzzese, con una popolazione di 600 abitanti pronti, avuta notizia dell'ordinanza, alla rivolta religiosa e alla disobbedienza civile.
La decisione ha scatenato una polemica piuttosto eclatante determinando problemi di natura politica, legale e religiosa, coinvolgendo, nelle reazioni, persone che la pensano diversamente, credenti e non credenti.
Sui problemi di natura politica e giuridica non mi soffermo volutamente, ma preferisco affrontarlo da un punto di vista religioso; il problema si è posto perchè il crocifisso è radicato nella sensibilità comune. L'Italia ha una sua consolidata tradizione in tal senso. Se un musulmano vuole vivere in Italia, deve accettare gli usi e costumi del paese ospitante. Non si riesce a comprendere perchè, se un Monsignore viene invitato a tenere una conferenza in ambiente musulmano accetta di parlare in una sala decorata con versetti del Corano e poi si invoca il diritto per eliminare il crocifisso, simbolo religioso della cristianità. Occorre essere tolleranti!
Il dovere di un ospite è quello di meritarsi l'ospitalità di chi lo accoglie, rispettando le usanze della sua casa.
"Il crocifisso", come ripete Papa Wojtyla,"è il simbolo eloquente per essere costruttori della civiltà dell'amore, sorgente di luce, di conforto e di speranza per gli uomini di tutti i tempi".
Gesù, sacrificandosi per la redenzione e la salvezza degli uomini, ci ha indicato la strada da seguire.
Lo ha fatto consapevole del suo sacrificio, per amore di noi tutti. Spesso, consapevoli di ciò, nelle nostre famiglie, in cui la sofferenza e il dolore non mancano, ci rivolgiamo, nel chiuso di una stanza, verso quel simbolo di speranza e di fede. IN quel momento riscopriamo e valorizziamo la nostra identità di cristiani, la nostra appartenenza, confidando speranzosi nell'intervento del Redentore.
Non è, come si potrebbe pensare, un rapporto utilitaristico: è invece il riscoprire e valorizzare le nostre radici, il nostro bisogno di spiritualità, il voler superare le barriere della nostra umana limitazione, in un mondo che privilegia la categoria dell'avere a quella dell'essere.
Il crocifisso per noi cristiani, è il simbolo del dolore, della speranza, dell'amore.
E' il simbolo della speranza e dell'amore perchè Gesù, sacrificandosi, con i suoi insegnamenti ed il Suo esempio, ci ha dimostrato quanto grande possa essere la misericordia e l'amore di Dio verso noi tutti. Via le mani dal crocifisso dunque, come gridano le mamme di Ofena, alle quali noi ci accomuniamo.
Con questi sentimenti e con spirito di tolleranza reciproca, occorre guardare verso l'Europa, sempre più affollata di extracomunitari, in cui la transizione rischia di non essere indolore. Ed è per questo che occorre uno sforzo comune per superare la diversità e favorire l'integrazione. Anche questo è cristianesimo!
Aldo Longo