Scoperte interessanti dal restauro delle tele

 

 

Il restauro recentemente completato di otto tele appartenenti alla chiesa parrocchiale dell'Addolorata, ed ora in essa ricollocate, costituisce per tutta la comunità di Taviano un sicuro motivo di orgoglio e di soddisfazione.

La lungimiranza e la sollecitudine del parroco, don Albino, e dei fedeli che lo hanno seguito con tanto entusiasmo e generosità, sono state infatti premiate dal risultato: le tele, ora di nuovo pienamente leggibili e godibili, liberate dalla prigione di patine e di ridipinture che le offuscavano e le rendevano pesanti e legnose, mostrano invece un tratto stilistico vivace, luminoso ed espressivo.

Una nuova lettura, resa possibile dal ripristino del disegno e dei colori originali, mette in rilievo l'appartenenza di queste tele ad una scuola pittorica locale del XVIII secolo caratterizzata appunto dalla freschezza e dal carattere corsivo dell'invenzione grafica e cromatica. Osserviamo bene i due bei dipinti che affiancano la pala dell'altare maggiore, l'Educazione della Vergine e San Giuseppe con con il Bambino: due temi traizionali, molto diffusi nella pittura del XVII e XVIII secolo. La definizione delle fisionomie, popolaresche e ricche di humor (nei volti dei bambini, spensierati e giocosi; nell'insistenza sui segni della vecchiaia dei due Santi), denotano un'inflessione "dialettale" del linguaggio stilistico del pittore. Tuttavia i colori chiari e luminosi, stesi in larghe superfici piacevolmente spezzate da ombre in gratazione di tono, la scelta stessa dei contrasti cromatici, delicati ed armoniosi, ci mostrano come l'artista fosse attento alle novità della grande pittura napoletana del Settecento. Anche il Sant'Oronzo con l'Angelo hanno tratto straordinari benefici dalla pulitura, svelandoci un Angelo assai meno rozzo di come lo faceva apparire il pesante rifacimento, nonchè una notevole precisione nella resa pittorica dei materiali e delle loro diverse superfici (il raso del manto, i gioielli, il lino e il pizzo dell'abito, la mitra lucente, il pastorale metallico).

Quasi certamente alla stessa mano sembra ascrivibile lo straordinario Ecce Homo, svolto secondo uno schema iconografico di grande impatto emotivo che affonda le proprie origini nel tardo medioevo. I modelli che l'artista può aver tenuto presenti sono forse da cercare tra le opere del primo periodo di Luca Giordano, ispirate al grande pittore napoletano dai maestri tedeschi del primo Cinquecento.

L'autore delle tele formato ovale è un maestro dalla maniera morbida, diversa da quella vivida e tagliente che osserviamo nei dipinti sopra citati, pur nella forte omogeneità di indirizzo stilistico. Negli ovali si rileva, infatti, ora che possiamo leggerli con chiarezza, un'ispirazione alla maniera tardo barocca, molto evidente nel Transito di San Giuseppe.

Alla mano di questo artista fu affidato dunque il singolare dipinto a tema domenicano, il cui soggetto è stato finora messo in relazione con episodi della vita di San Tommaso d'Aquino. Si tratta invece di una Predica di San Vincenzo Ferrer, svolta secondo un'iconografia rara, ma ben attestata nella nostra area geografica: nell'ideare il suo quadro, infatti, il pittore ha preso a modello la grande tela con il medesimo soggetto collocata sull'altare del Santo nella Chiesa del Rosario a Gallipoli. Il dipinto di Taviano non è altro, in effetti, che una ripresa testuale, molto semplificata, ribaltata e adattata al formato ovale, della tela gallipolina. La data di quest'ultima, dunque, il 1740 iscritto sull'altare che la racchiude, costituisce il termine post quem per i dipinti di Taviano.

L'iconografia è quella di San Vincenzo come "Angelo dell'Apocalisse", con le ali e la fiamma dell'ispirazione divina sul capo. Anche questa piccola scoperta forse non l'avremmo fatta se il restauro non ci avesse dato l'occasione di osservare con attenzione il dipinto.

Non è questa la sede per soffermarmi su ogni singolo dipinto, nè per descrivere i problemi specifici e le sorprese che ognuno di loro ha rivelato durante le operazioni di restauro. Facciamo soltanto due esempi a nostro giudizio rilevanti.

I due ovali con La Vergine del Carmelo e le Anime del Purgatorio e San Michele Arcangelo che abbatte il demonio costituiscono un esempio di come, nel bene e nel male, un restauro inteso nel senso moderno del termine sia sempre una ricerca della "verità" sul dipinto. In questi due casi, infatti, la pulitura e il ripristino hanno significato un'apparente perdita di definizione dell'immagine, addirittura la scomparsa di alcuni dettagli.

La verità è che si trattava di due tele estremamente rovinate già al tempo in cui furono effettuati i rifacimenti, che in questo caso assunsero il connotato di vera e propria contraffazione. Ma osservando il vigore che rivela ora il rosso del manto dell'Arcangelo, o la naturalezza e la luminosità delle lingue di fuoco che lambiscono le Anime purganti, non rimpiangeremo certo quei neri e legnosi segni di contorno che solo apparentemente ci restituivano un'immagine più leggibile.

Per finire: abbiamo visto comparire, su ognuno degli ovali, scritte bianche che erano nascoste sotto uno spesso strato di pittura posticcia. Queste scritte non sono probabilmente altro che la testimonianza di un antico restauro voluto e sponsorizzato da fedeli, i quali hanno poi voluto il loro nome immortalato sul dipinto stesso che contribuirono a far restaurare. Un elemento, quindi, certamente non originario, ma che si è deciso di conservare in quanto rappresenta un'importante testimonianza storica e un documento dell'interesse che la comunità di Taviano ha sempre nutrito per il patrimonio artistico delle sue chiese.

 

Relazione storico-artistica a cura di Valentina Antonucci

Restauro a cura di Francesca Melodia




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